Ogni autore e autrice di fantascienza ha una propria visione del futuro, delle conquiste o della tecnologia, ma spesso il racconto serve soltanto a mettere in evidenza uno o più aspetti (sociali, politici, tecnologici, etc.) migliorabili o particolarmente inquietanti di quel che stiamo vivendo.
Quali temi ti sono cari tanto da farli entrare nelle tue storie di fantascienza?
Il filone fantascientifico che prediligo è senza dubbio quello tecnologico (hard science fiction). Ogni mia storia trae origine da una solida base scientifica e tecnologica, che poi sviluppo verso una visione futuristica dalle sfumature, seppur speculative, più o meno plausibili. Nei miei scritti ricorre spesso il tema di un’Intelligenza Artificiale onnisciente e onnipresente, una sorta di alter ego che riflette un’umanità sempre più chiusa in se stessa, incapace di stabilire connessioni autentiche con i propri simili.
Un altro tema che mi è particolarmente caro è quello dei viaggi spaziali: riverso la mia innata curiosità nel bisogno profondo e ancestrale dell’uomo di oltrepassare le Colonne d’Ercole del proprio pianeta. Da questo impulso nascono concetti come motori a energia oscura o sistemi basati su super-accumulatori temporali, immaginati per superare le barriere dello spazio e del tempo. Chissà, forse alla ricerca di un mondo migliore!
Questi temi ti sono stati chiari prima della stesura dell'opera o sono emersi durante la scrittura?
I temi sono assolutamente chiari fin da subito. La fabula nasce di getto in circa trenta (o quaranta) minuti, sia che si tratti di un racconto o di un romanzo, sotto forma di una serie di riquadri, uniti da frecce (retaggio di un passato da sviluppatore software), in cui sono riportati i punti cardine. La trama prende vita nei successivi dodici mesi.
Quando affrontavi i temi più importanti avevi in mente qualche esempio di persona reale che nella vita ha portato avanti battaglie reali o non hai avuto necessità di ispirazione?
La vita di scienziati di tutti i tempi hanno sicuramente condizionato, e condizionano, i personaggi che animano le mie storie.
In passato ho avuto l’opportunità di andare all’estero per lavoro (viaggi in Europa, India, Africa, Stati Uniti…). Devo ammettere che le molteplici etnie e figure professionali con cui sono entrato in contatto compaiono nella profilazione narrativa dei miei personaggi, ma sempre con l’aggiunta di un pizzico di fantasia e umorismo.
Quali caratteristiche hanno i personaggi che agiscono nelle ambientazioni che hai creato? Sono perfettamente integrati nella società oppure restano un po' ai margini e quello è ciò che permette loro di avere uno diverso punto di vista sulla situazione diffusa nel loro mondo?
I personaggi che creo nascono in un mondo estremamente variegato; quindi, trovo difficile attribuire loro caratteristiche specifiche, dipende dall’esigenza del momento. Preferisco lasciare che sia il lettore a giudicarli, basandosi sui dettagli rivelati nel corso del racconto. Devo però ammettere una mia tendenza: spesso do maggiore centralità a figure che incarnano un alto grado di credibilità, quelli che definisco ‘gli esperti’. Riconosco di peccare dal punto di vista filosofico.
Se vuoi, puoi citare una delle tue opere (romanzi o racconti) che trovi particolarmente riuscita.
“Ricavato dal pieno” è stato il mio romanzo d’esordio. Mi sono divertito a scriverlo e, per ovvie ragioni, gli sono affezionato, ma mi sembra azzardato definirlo ‘riuscito’. Tra un paio di mesi uscirà il mio secondo romanzo, un pot-pourri di racconti intrisi di scienza e fantascienza nati dall’amicizia tra una bambina di sei anni e un’intelligenza artificiale destina a cambiare le sorti dell’intera umanità. Personalmente non mi stanco mai di rileggere la bozza e, a detta del mio editor, è un romanzo molto accattivante. Vedremo come lo valuterà il pubblico.