Ogni autore e autrice di fantascienza ha una propria visione del futuro, delle conquiste o della tecnologia, ma spesso il racconto serve soltanto a mettere in evidenza uno o più aspetti (sociali, politici, tecnologici, etc.) migliorabili o particolarmente inquietanti di quel che stiamo vivendo.
Quali temi ti sono cari tanto da farli entrare nelle tue storie di fantascienza?
Molteplici. Sono sociologo e ho un interesse senza fine verso ogni tipo di dinamiche sociali. Una delle cose che mi interessa di più è il destino del sistema economico (e ideologico) capitalista. Una parte sostanziale della mia produzione si concentra sul modo in cui si svilupperà in futuro e sui modi di sostituirlo, il che si lega a doppio filo con l’autoritarismo di stampo nazifascista.
Negli ultimi anni la realtà sembra aver superato di molto la fantasia, con gente come Elon Musk e Donald Trump che, finanziati e ideologicamente ispirati da Peter Thiel, Curtis Yarvin e compagnia cantante, hanno deciso di uccidere la democrazia americana e smantellare le istituzioni statali con lo scopo ultimo (e non lo dico io, lo dicono loro, apertamente, da vent’anni) di lasciare che le corporation prendano il controllo del territorio statunitense al posto del governo eletto.
Questo si riflette nel mio Trashbuster, ne L’ultimo dono possibile e ne Il sistema solar dell’avvenir, in cui delineo conseguenze, evidenzio contraddizioni e “propongo” soluzioni proprio a questo tipo di dinamiche.
Questi temi ti sono stati chiari prima della stesura dell'opera o sono emersi durante la scrittura?
Emerge tutto durante la scrittura, non sono uno che pianifica o pensa tematicamente. LA risposta di prima gode del senno di poi. Di norma quando mi siedo alla tastiera non ho più che una vaga idea del concetto di base della storia, roba tipo:
“se eliminassimo la proprietà privata, come avverrebbe la colonizzazione dello spazio? Che problemi avremmo?”;
“e se la Terra fosse stata invasa dagli alieni milioni di anni fa? Perché non sono più qui? Perché non esistono tracce?”;
“perché certe volte gli antifurto suonano senza che vi sia stata effrazione?”.
È come se fossi su una collina e nella valle sotto di me si trovasse una densa foresta nebbiosa. Magari vedo la collina di fronte, forse la cima di qualche albero, ma finché non scendo nella valle e non mi faccio strada a tentoni di albero in albero non so davvero cosa c’è nella foresta.
Quando affrontavi i temi più importanti avevi in mente qualche esempio di persona reale che nella vita ha portato avanti battaglie reali o non hai avuto necessità di ispirazione?
Nessun nome specifico. Le conquiste sociali si ottengono con la mobilitazione di massa, sono cose organiche composte da milioni di cellule. I “grandi personaggi” possono servire da catalizzatori, ma sono inutili senza un movimento popolare alle spalle. Non ho l’abitudine di idolatrare individui, di cui comunque riconosco il coraggio e il ruolo. Molte cose sarebbero accadute diversamente senza alcuni di essi, ma sarebbero probabilmente accadute comunque perché le forze sociali in gioco stavano spingendo in quella direzione.
Quali caratteristiche hanno i personaggi che agiscono nelle ambientazioni che hai creato? Sono perfettamente integrati nella società oppure restano un po' ai margini e quello è ciò che permette loro di avere uno diverso punto di vista sulla situazione diffusa nel loro mondo?
Sai che non ci avevo mai pensato? Nessuno dei miei personaggi è perfettamente integrato. Ogni tanto è ai margini, come lo spazzino spaziale Robert Tirelli in Trashbuster, ogni tanto coinvolto nel sistema ma da esso oppresso, sfruttato o ignorato, come Pasgare e Buzzurro ne Il sistema solar dell’avvenir. Alle volte ne è parte integrante e partecipante entusiasta, ma con delle idee sue che non corrispondono a quelle della gerarchia, che disprezza – vedasi Gagnar, nonarca dell’Unarchia di Moebia, in Sarà per la prossima volta, ma anche gli anziani di L’ultimo dono possibile, che si prendono la responsabilità di smantellare quel che hanno creato.
Se vuoi, puoi citare una delle tue opere (romanzi o racconti) che trovi particolarmente riuscita.
Sarà per la prossima volta mi piace tanto perché A) è il racconto col quale ho sentito di aver finalmente trovato la mia “voce narrativa” dopo qualcosa come vent’anni di tentativi e B) è un’ottima rappresentazione del concetto che seguo scrivendo, cioè “scrivo la fantascienza che mi piacerebbe leggere” e C) gli alieni sono amebe e sono fichissimi.